Il mio professore di elettronica generale ha fatto la sua ultima lezione all’università ieri pomeriggio. L’aula era stracolma di vecchi e giovani ingegneri e aspiranti tali. Vecchi amici, compagni di studi, compagni con cui abbiamo condiviso le amarezze di un esame toppato o la felicità per averla scampata!
Che bella lezione!
Sono passati 30 anni da quando sono salita sul colle di Santa Marta per iscrivermi ad ingegneria, ne sono passati 28 dalla mia prima lezione di elettronica generale e 23 dalla mia laurea e lui è stato li ad insegnare, ad occuparsi con passione del suo laboratorio di ultrasuoni, dei suoi collaboratori, dei suoi ricercatori, fino ad oggi.
Ricordo un giovane professore affermato e determinato, affascinante, con i suoi stivaletti di cuoio e l’accento straordinariamente romagnolo, col casco integrale a bordo della sua potente moto . Fin dalla prima lezione ho capito che sarebbe stato il mio grande maestro, il relatore della mia tesi. Avrei voluto diventare un ingegnere biomedico e chi meglio di lui mi avrebbe fatto appassionare alla biomedica, lui che ha dedicato la sua vita professionale ad studiare strumenti e tecniche per aiutare la diagnosi e la cura. E così è stato, la tesi sperimentale col professor Masotti (e il suo/mio amico cardiologo al quale non faceva schifo usare un saldatore o programmare in FORTRAN il super calcolatore di Ponte Nuovo, grande quanto un sottoscala), qualche tempo passato all’università nel suo laboratorio, la maternità e poi….dalla biomedica allo spazio. Eh sì, questa è la vita, nonostante tutto non sono riuscita a realizzare il mio sogno professionale, diventare un ingegnere biomedico, ma va bene così, sono riuscita lo stesso a cavarmela, e grazie ai suoi insegnamenti.
Grazie professore!












